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Shepherd of the Ocean

se t'affacci sull'abisso potresti avere paura
June 06

nuovo blog!

Mi spiace annunciarvi che questo blog chiude e prosegue su splinder: www.astrophil.splinder.com
 
Spero che verrete a visitarmi, tanto siete in cinque ;-)
 
Le cazzate proseguono lì...
May 20

Cielo e terra

In basso, il verde dell'erba bagnata dalla pioggia.
In alto il cielo.
Vorrei capovolgere tutto, come quando sei piccolo e fai le capriole.
Vorrei avere il cielo in basso e la terra in alto, per stare in mezzo al cielo e perdermici dentro.
Vorrei il cielo azzurro di questa primavera che quest'anno non arriva.
Vorrei la luce abbagliante e il tepore pigro di quando ero piccola e mi sedevo da sola, in un angolo, in giardino a casa della nonna a leggere. Io e quel mondo meraviglioso che i libri mi regalavano.
 
Vorrei una Voce Verde.
 
Vorrei del tempo per me, per restare in bibioteca a sfogliare i libri e ad annusarli.
Vorrei andare un po' via e stupire qualcuno.
Resto ancorata alla terra come quelle radici grigie, che spuntano dal terreno, non sai di dove vengono e non sai dove vanno.
May 11

Pensiero filosofico di poco conto

L'altro giorno ho visto un gatto con tre zampe. Se io dico che ho visto un gatto con tre zampe, oppure dico che ho visto un gatto senza una zampa, il senso è lo stesso. Eppure ho detto: ho visto un gatto con tre zampe. Camminava e mi ha anche graffiato. Non è che se non hai una zampa, allora sei zoppo. Se non hai una zampa, ne hai ancora tre.
Forse in fondo sono ottimista, anche se in questo periodo sto perdendo il senno e vorrei che tutto il casino che ho in testa e che riguarda quasi tutti gli aspetti della mia vita, si mettesse a posto.
Eppure, nonostante il casino, il gatto che ho visto io aveva tre zampe e a me, della zampa mancante, non interessava proprio nulla.
Dovrei camminare anch'io senza curarmi del fatto che, spesso, sono un gatto con tre zampe. Dovrei pensare solo che ho tre zampe, non che me ne manca una.
May 01

30 aprile 2008

Un giorno un uomo andò nel bosco a fare una passeggiata e perse la strada. Arrivato nel centro dell'intrico di alberi e fogliame, incontrò un altro uomo, che si era perso allo stesso modo, ma che era arrivato lì per un'altra strada. Uno chiese all'altro: "Conosci la strada per uscire dal bosco?". L'altro rispose: "No, però ricordo le strade sbagliate, perchè le ho percorse". Insieme i due uomini decisero di dirsi a vicenda quali strade NON conducevano fuori dal bosco, e alla fine, insistendo, riuscirono ad uscirne.
 
Ieri era il compleanno della mia Socia Speciale. Le faccio i miei migliori auguri e la ringrazio per aver camminato insieme a me per tutti questi anni. Ci siamo incontrate al centro del bosco, ognuna con una storia, ognuna con mille strade sbagliate. Abbiamo iniziato a parlare, a confrontarci sulle strade che non conducevano fuori dal bosco e insieme abbiamo trovato una strada sulla quale camminare, a volte stretta e sassosa, a volte in salita, a volte comoda. Però camminiamo, e questo è importante.
Davvero ti voglio bene.
 
Spero che ovunque vada tu cammini nel sole
(G.Grignani)
 
Non è una citazione colta, però credo sia comunque un bellissimo augurio :-)
April 20

Confessioni di un malandrino


Non potevo dimenticare, non posso dimenticare e non voglio, anche se quando i ricordi affiorano ti strappano il cuore e te lo distruggono in mille pezzi. Ma oggi, proprio oggi dovevo postare.
Questa non è la mia canzone di Branduardi preferita, ma quella sera la stavamo sentendo in macchina. Un qualunque sabato sera estivo, io e te seduti in macchina, io davanti e tu che guidavi, la mamma dietro, presenza invisibile ai miei occhi ogni volta che tu eri con me.
Stavamo tornando dalla pizzeria e Branduardi cantava mentre io e te facevamo gli sciocchi, come al solito. Ad un tratto mi hai guardato, sorridendo, e mi hai detto: ma sa l'è drè a dì queschì? (cosa sta dicendo questo?) e abbiamo cambiato canzone.
Ora ogni volta che l'ascolto sorrido e mi torni in mente, dolce come eri. Silenzioso nel tuo non avermi mai detto quello che ero per te, anche se lo sapevo. E io, a mia volta, tacevo, ridevo e sorridevo e non ho mai detto nulla e ora, solo ora che non posso più, vorrei dirti ogni cosa. Scema che sono.

CONFESSIONI DI UN MALANDRINO
 
Mi piace spettinato camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell'ingiuria,
mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.
Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi;

ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle ed alla pioggia di stagione,
raro sarà che chi mi offende
scampi alle punte del forcone.

Poveri genitori contadini,
certo siete invecchiati e ancor temete
il Signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del Paese
e ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.
Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
la vacca si inchina sua compagna.
E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.
Voglio bene alla patria
benchè afflitta di tronchi rugginosi
m'è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all'ombra sospirosi.
Son malato di infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d'Aprile,

sembra quasi che l'acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.
Dal nido di quell'albero, le uova
per rubare, salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane,
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.
Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola l'uomo ed una il cane.
Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,

sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa chge vi tocchi.
Buona notte alla falce della luna
sì cheta mentre l'aria si fa bruna,
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.
La notte e` così tersa,
qui forse anche morire non fa male,
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.
O Pegaso decrepito e bonario,
il tuo galoppo è ora senza scopo,
giunsi come un maestro solitario
e non canto e celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

"We shall meet again - if we do meet again - in the place where there is no darkness"

(George Orwell, 1984)
 
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